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Ultimi articoli e dirette streaming
Pubblicato: Dec 30, 2010 da admin
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News
Dal 1 gennaio 2011 VALMARECCHIA WEBTV sarà visibile anche in Televisione, con un appuntamenti quotidiani (dal lunedì al sabato) ed un sostanzioso approfondimento domenicale. Il ciclo delle trasmissioni, previsto per il tutto il 2011, proporrà approfondimenti a 360° sul territorio della Valmarecchia. Con questa produzione ADRIACHANNEL porta il web in TV, valorizzando questo suggestivo territorio della Provincia Riminese, con la sua storia, le sue bellezze e tante oppurtunità ancora da scoprire. Il primo appuntamento di approfondimento andrà in onda domenica 2 gennaio con questi orari: Icaro TV (canale 91): ore 17:05 Icaro Newsrimini (canale 614): ore 18,25 Da lunedì 3 gennaio si proseguirà con la programmazione delle puntate quotidiane. Orari:
| Icaro TV (canale 91) |
Icaro Newsrimini (canale 614) |
| ore 13:00 dal lunedi al sabato |
ore 14:20 dal lunedi al sabato |
| ore 14:00 dal lunedi al sabato |
ore 15:20 dal lunedi al sabato |
| ore 19:10 dal lunedi al sabato |
ore 20:30 dal lunedi al sabato |
| ore 20:05 dal lunedi al sabato |
ore 21:25 dal lunedi al sabato |
In attesa del 2011 verrà proposto un anno di Valmarecchia, ripercorrendo i momenti più significativi di questo 2010, con una puntata speciale del CAPODANNO DELLA VALMARECCHIA, che sarà visibile sia in streaming su questo sito che sul Digitale Terrestre sulle emittenti televisive Icaro TV e Icaro Newsrimini, in questi orari Icaro TV (canale 91): ore 21:20 di venerdì 31/12/2010 Icaro Newsrimini (canale 614): ore 22:40 di venerdì 31/12/2010 E' prevista la trasmissione anche su Teleromagna (i dettagli a breve)
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Durante il Medioevo fu feudo dei Malatesta
seguendone le sorti e vicende. E dalla nobile famiglia fu fortificato a
dovere. Nel 1600
passò di mano: a reggere le sorti del verde borgo fu la famiglia
toscana dei principi Montemaggi,
passati alla storia per la loro umanità. Fu tale don Sebastiano ad
adoperarsi con i gran duchi per fornire alle ragazze povere da marito
un'adeguata dote. A don Giacomo, invece, l'altruistico interessamento
per rendere meno disumana la prigionia ai carcerati rinchiusi nelle
grotte piene d'acqua. Poco è rimasto del castello medievale fortificato nel 1335 dai Malatesta.
Svetta, invece, sapientemente restaurato il quattrocentesco Palazzo
Marcosanti, un tempo fattoria fortificata, oggi sede di una lussuosa
attività agrituristica. Con la "tomba" Palazzo Tosi offre
agli occhi dei turisti due splendidi esempi, seppure di epoche diverse,
di architettura del passato.
Sono ancora da valorizzare, con l'auspicata nascita di un museo, le
tracce più remote della sua storia depositate nel corso dei millenni
lungo il fiume Marecchia, un eccezionale contenitore di fossili,
méta ambita per studiosi.
Sempre lungo il Marecchia, i tre mulini,
esemplari ben conservati di un'arte, quella molitoria con le pale ad
acqua, in via di estinzione. Per gli amanti della pesca è sede di un
centro Pesca affiliato al CONI che ha recentemente ospitato i
campionati nazionali nei laghetti FIPSAS.
La storia di Poggio Berni, dove si svolge ogni anno un riuscitissimo Palio
dei somari, bene si coniuga con l'arte culinaria che ha portato la
fama del verde borgo oltre i confini provinciali.
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La circoscrizione dell'attuale Comune di Novafeltria
comprende sei comunità di antico regime e la sezione smembrata di una
settima.
Il Comune di Mercatino Marecchia, creato con legge
n. 124 del 24 marzo 1907, venne attivato nel 1910 . Gli era assegnato
come territorio una cospicua porzione di Talamello con cinque frazioni
(Sartiano, Torricella, Perticara, Secchiano e Uffogliano). Nella
generale riorganizzazione delle circoscrizioni comunali del 1928
Mercatino Marecchia inglobava una frazione di Sant'Agata (Libiano) e i
territori dei soppressi comuni di Maiolo (con Antico) e Talamello:
comuni che riacquistavano personalità giuridica e autonomia nel 1945,
mentre Libiano rimaneva definitivamente acquisito. Frattanto nel 1941 ,
il capoluogo aveva assunto la denominazione ufficiale di Novafeltria.
Sede dell'antica pieve di San Pietro in Culto, che
sorgeva verosimilmente (e con buon conforto di reperti) nell'area di un
più antico vicus, dovette essere uno dei centri di più intensa
frequentazione della valle, tanto che non lontano dalla pieve sorse,
nel '200, una seconda chiesa.
Nei secoli XII e XIII, prevalse la forma insediativa
dell'incastellamento d'altura, e l'antico insediamento venne a
trovarsi naturalmente soggetto all'importante castello vescovile di
Talamello. Tuttavia già nel 1621-22 dal feudo di Talamello, allora
possesso dei conti Malatesta del ramo di Sogliano, fu scorporata la
giurisdizione di 9 case a garanzia di soluzione dotale e per una delle
figlie andata sposa al conte Alessandro Bentivoglio di Bologna. La dote
non fu versata e le 9 famiglie restarono soggette al Bentivoglio; il
quale qualche anno più tardi, nel 1628, fece valere un credito di 1150
scudi per ottenere un decreto di pignoramento e subastazione della
giurisdizione feudale su altre 19 famiglie. Morto Alessandro, la vedova
vendette i diritti feudali e i pochi beni allodiali alla famiglia Segni
di Bologna, che li detenne lino al 1796.
A partire dal 1804 e fino al 1910 Mercatino è
nuovamente incorporata a Talamello. Dal 1818 il Comune di Talamello
(con Mercatino, e con gli "appodiati" di Torricella, Perticara, Ugrigno e
Sapigno) viene scorporato dalla legazione di Forlì e assegnato alla
delegazione di Urbino e Pesaro. Al momento del riassetto delle
circoscrizioni comunali del 1827 (dichiaratamente "provvisorio", e
perciò destinato a durare e ancora in vigore, con poche eccezioni fra
cui la nostra) Talamello conta, con Mercatino, 1.006 abitanti; gli sono
“appodiati” Perticara, Sartiano, Secchiano, Torricella e Uffogliano con
1.582 abitanti complessivamente. Libiano è ancora appodiato a
Sant'Agata. Lo scorporo da Talamello e la erezione in Comune autonomo
nel 1910 si colloca evidentemente in una fase avanzata di un robusto
processo di sviluppo del centro vallivo: questa soluzione traumatica
era stata del resto preceduta, nel 1874, dalla dislocazione degli
uffici comunali da Talamello a Mercatino.
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Sotto la parte antica di Santarcangelo si trova un reticolo di
grotte scavate dall\\\'uomo nel corso dei secoli.
Non si sa per quali scopi fossero state scavate quelle più antiche,
anche se alcuni sostengono che potevano essere luoghi di culto
pagano o cristiano. Nel corso dei secoli sono state usate
come cantine, grazie alla temperatura costante di 12°/13°C e come rifugi
per la gente del paese.
Oggi alcune di queste grotte sono aperte al pubblico ed è
possibile visitarle. Le grotte si trovano in centro e sono
facilmente raggiungibili a piedi.
Le prime tracce documentarie del complesso ipogeo di Santarcangelo
risalgono al 1496. Inizialmente le grotte sono individuate col
nome di volta caverna spelunca tana e infatti nei primi documenti
che menzionano una grotta a Santarcangelo è usato il termine volta.
È solo dal 1700 che il termine \\\"grotta\\\" compare nei
documenti, per lo più dell\\\'Archivio Notarile di Santarcangelo che
trattano compravendite, permute donazioni testamenti ecc. Il termine grotta comunque è improprio perché sta ad indicare un
anfratto naturale mentre le grotte di Santarcangelo sono artificiali,
cioè scavate dall\\\'uomo, pertanto più correttamente andrebbero indicate
col termine di ipogei. Si commette un errore quando si parla
di grotte tufacee, perché col termine di tufo si indicano esclusivamente
materiali di origine vulcanica, invece gli ipogei santarcangiolesi sono
scavati in rocce arenarie.
Nei documenti dove è indicato il contenuto delle grotte emerge la
loro destinazione vinaria, di supporto alla cantina. Sulla
destinazione delle grotte di Santarcangelo (sono circa un centinaio) si
sono fatte tantissime ipotesi, è indiscutibile e documentato il loro uso
per la conservazione del vino, nonché di derrate alimentari, tuttavia
la complessità architettonica di alcuni ipogei, con nicchie absidate e
vani circolari hanno fatto supporre che venissero usate come luoghi di
preghiera paleocristiani o addirittura di sepoltura.
Le gallerie di Santarcangelo, pur se con alcune varianti
architettoniche e, forse, funzionali, presentano tra loro alcuni tratti
comune di cui i più importanti sono: il costante orientamento; la
libertà nello sviluppo planimetrico rispetto al tracciato delle strade.
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