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Poggio Berni e la sua storia

Pubblicato: Apr 8, 2010 da admin Archiviato in: Editoriale
Durante il Medioevo fu feudo dei Malatesta seguendone le sorti e vicende. E dalla nobile famiglia fu fortificato a dovere. Nel 1600 passò di mano: a reggere le sorti del verde borgo fu la famiglia toscana dei principi Montemaggi, passati alla storia per la loro umanità. Fu tale don Sebastiano ad adoperarsi con i gran duchi per fornire alle ragazze povere da marito un'adeguata dote. A don Giacomo, invece, l'altruistico interessamento per rendere meno disumana la prigionia ai carcerati rinchiusi nelle grotte piene d'acqua.

Poco è rimasto del castello medievale fortificato nel 1335 dai Malatesta. Svetta, invece, sapientemente restaurato il quattrocentesco Palazzo Marcosanti, un tempo fattoria fortificata, oggi sede di una lussuosa attività agrituristica. Con la "tomba" Palazzo Tosi offre agli occhi dei turisti due splendidi esempi, seppure di epoche diverse, di architettura del passato.

Sono ancora da valorizzare, con l'auspicata nascita di un museo, le tracce più remote della sua storia depositate nel corso dei millenni lungo il fiume Marecchia, un eccezionale contenitore di fossili, méta ambita per studiosi.

Sempre lungo il Marecchia, i tre mulini, esemplari ben conservati di un'arte, quella molitoria con le pale ad acqua, in via di estinzione. Per gli amanti della pesca è sede di un centro Pesca affiliato al CONI che ha recentemente ospitato i campionati nazionali nei laghetti FIPSAS.
La storia di Poggio Berni, dove si svolge ogni anno un riuscitissimo Palio dei somari, bene si coniuga con l'arte culinaria che ha portato la fama del verde borgo oltre i confini provinciali.



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CENNI STORICI SULLA CITTA' DI NOVAFELTRIA

Pubblicato: Apr 8, 2010 da admin Archiviato in: Editoriale

La circoscrizione dell'attuale Comune di Novafeltria comprende sei comunità di antico regime e la sezione smembrata di una set­tima.

Il Comune di Mercatino Marecchia, creato con legge n. 124 del 24 marzo 1907, venne attivato nel 1910 . Gli era assegnato come territorio una cospicua porzione di Talamello con cinque frazioni (Sartiano, Torricella, Perticara, Secchiano e Uffogliano). Nella generale riorganizzazione delle circoscrizioni comunali del 1928 Mercatino Marecchia inglobava una frazione di Sant'Agata (Libiano) e i territori dei soppressi comuni di Maiolo (con Antico) e Talamello: comuni che riacquistavano personalità giuridica e autonomia nel 1945, mentre Libiano rimaneva definitivamente acquisito. Frattanto nel 1941 , il capoluogo aveva assunto la de­nominazione ufficiale di Novafeltria.

Sede dell'antica pieve di San Pietro in Culto, che sorgeva verosi­milmente (e con buon conforto di reperti) nell'area di un più anti­co vicus, dovette essere uno dei centri di più intensa frequenta­zione della valle, tanto che non lontano dalla pieve sorse, nel '200, una seconda chiesa.

Nei secoli XII e XIII, prevalse la forma insediativa dell'incastel­lamento d'altura, e l'antico insediamento venne a trovarsi natural­mente soggetto all'importante castello vescovile di Talamello. Tuttavia già nel 1621-22 dal feudo di Talamello, allora possesso dei conti Malatesta del ramo di Sogliano, fu scorporata la giuri­sdizione di 9 case a garanzia di soluzione dotale e per una delle figlie andata sposa al conte Alessandro Bentivoglio di Bologna. La dote non fu versata e le 9 famiglie restarono soggette al Bentivoglio; il quale qualche anno più tardi, nel 1628, fece vale­re un credito di 1150 scudi per ottenere un decreto di pignora­mento e subastazione della giurisdizione feudale su altre 19 fa­miglie. Morto Alessandro, la vedova vendette i diritti feudali e i pochi beni allodiali alla famiglia Segni di Bologna, che li deten­ne lino al 1796.

A partire dal 1804 e fino al 1910 Mercatino è nuovamente incor­porata a Talamello. Dal 1818 il Comune di Talamello (con Mercatino, e con gli "appodiati" di Torricella, Perticara, Ugrigno e Sapigno) viene scorporato dalla legazione di Forlì e assegnato alla delegazione di Urbino e Pesaro. Al momento del riassetto delle circoscrizioni comunali del 1827 (dichiaratamente "provvi­sorio", e perciò destinato a durare e ancora in vigore, con poche eccezioni fra cui la nostra) Talamello conta, con Mercatino, 1.006 abitanti; gli sono “appodiati” Perticara, Sartiano, Secchiano, Torricella e Uffogliano con 1.582 abitanti complessivamente. Libiano è ancora appodiato a Sant'Agata.
Lo scorporo da Talamello e la erezione in Comune autonomo nel 1910 si colloca evidentemente in una fase avanzata di un robusto processo di sviluppo del centro vallivo: questa soluzione trauma­tica era stata del resto preceduta, nel 1874, dalla dislocazione de­gli uffici comunali da Talamello a Mercatino.


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Le grotte tufacee di Santarcangelo di Romagna

Pubblicato: Apr 8, 2010 da admin Archiviato in: Editoriale
Sotto la parte antica di Santarcangelo si trova un reticolo di grotte scavate dall\\\'uomo nel corso dei secoli.

Non si sa per quali scopi fossero state scavate quelle più antiche, anche se alcuni sostengono che potevano essere luoghi di culto pagano o cristiano.
Nel corso dei secoli sono state usate come cantine, grazie alla temperatura costante di 12°/13°C e come rifugi per la gente del paese.

Oggi alcune di queste grotte sono aperte al pubblico ed è possibile visitarle.
Le grotte si trovano in centro e sono facilmente raggiungibili a piedi.

Le prime tracce documentarie del complesso ipogeo di Santarcangelo risalgono al 1496. Inizialmente le grotte sono individuate col nome di volta caverna spelunca tana e infatti nei primi documenti che menzionano una grotta a Santarcangelo è usato il termine volta.

È solo dal 1700 che il termine \\\"grotta\\\" compare nei documenti, per lo più dell\\\'Archivio Notarile di Santarcangelo che trattano compravendite, permute donazioni testamenti ecc.

Il termine grotta comunque è improprio perché sta ad indicare un anfratto naturale mentre le grotte di Santarcangelo sono artificiali, cioè scavate dall\\\'uomo, pertanto più correttamente andrebbero indicate col termine di ipogei.
Si commette un errore quando si parla di grotte tufacee, perché col termine di tufo si indicano esclusivamente materiali di origine vulcanica, invece gli ipogei santarcangiolesi sono scavati in rocce arenarie.

Nei documenti dove è indicato il contenuto delle grotte emerge la loro destinazione vinaria, di supporto alla cantina.
Sulla destinazione delle grotte di Santarcangelo (sono circa un centinaio) si sono fatte tantissime ipotesi, è indiscutibile e documentato il loro uso per la conservazione del vino, nonché di derrate alimentari, tuttavia la complessità architettonica di alcuni ipogei, con nicchie absidate e vani circolari hanno fatto supporre che venissero usate come luoghi di preghiera paleocristiani o addirittura di sepoltura.

Le gallerie di Santarcangelo, pur se con alcune varianti architettoniche e, forse, funzionali, presentano tra loro alcuni tratti comune di cui i più importanti sono: il costante orientamento; la libertà nello sviluppo planimetrico rispetto al tracciato delle strade.
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